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Per incontrare i "ragazzi di strada" di Rio de Janeiro-   All'abbordaggio!


Mattina di un giorno assolato (raro in questa anomala estate australe che fa il paio al nostro inverno mancato) a Rio, all'interno di un parco pubblico, nel quartiere centrale di Sao Cristovao – dove Ronaldo ha dato i primi calci al pallone - poco lontano dal Maracanà: con giovani volontari (la veneta Valentina, la fiamminga Elisabeth e il bolognese Lorenzo), il carioca Thiago, la 'piccola sorella di Gesù' suor Dalina, gli educatori e l'assistente sociale, aspettiamo i 'meninos de rua' che alla spicciolata arrivano all'ombra del grande albero. È questo, per i 'ragazzi di strada', l'incontro quotidiano con gli operatori della “Associaçao beneficente AMAR”: un appuntamento (chiamato 'abbordaggio') a cui tutti sono invitati, mediante un passa-parola che pubblicizza la bontà della proposta.

Sono ragazze e ragazzi che dormono e vivono a quasi un chilometro di distanza, in una casa che non ha pareti e nemmeno la porta per entrare, con un pavimento che è la nuda terra, con un soffitto che è un ponte molto trafficato e i cui confini sono un enorme canale di fogna, una strada e bancarelle di venditori ambulanti; e poi, i rami degli alberi come stendini per i pochissimi panni da far asciugare e cartoni o materassini da macero come letti, le mani per piatti e il pavimento come sedie e tavoli oppure bivaccano, nella migliore delle ipotesi, alla Rodoviaria (cioè l'enorme e brulicante stazione degli autobus).

La cosa, però, che non manca quasi a nessuno è la bottiglietta di plastica con un liquido trasparente come l'acqua, ma che brucia al tatto e lascia storditi se annusata: è un solvente, che essi chiamano 'tinner', la fidata amica che aiuta a dimenticare l'oggi e a pensare baldanzosamente al domani. Arrivano dunque al parco e sanno che la prima  delle regole fissate dagli educatori è di non portare la droga (anche se puzzano di solvente): amorevoli e tosti questi educatori che anni prima sono stati 'ragazzi di strada' e si sono lasciati aiutare, gente cordiale e decisa che vive in favela e conosce bene cosa significhi vivere in un clima di violenza permanente. Le ragazze e i ragazzi possiedono quello che indossano: pantaloncini, maglietta e nulla più, solo qualcuno porta i sandali e qualcun altro fa sparire il berretto del nostro amico Claudio; vivacchiano con piccoli furti, facendo l'elemosina e c'è anche chi 'lavora' come lustrascarpe, dato che porta la sua cassettina degli attrezzi in spalla. Uno dopo l'altro giungono e con ciascuno ogni educatore  inizia un breve colloquio; dopo qualche intervento di medicazione varia, tutti in cerchio, tenendoci per mano (volontari, educatori, ragazzi, suora e 'ospiti' come noi), si procede alla reciproca presentazione e ci si rivolge a Dio: "Grazie, Signore, per il dono della vita, grazie perché questa mattina sono vivo!" prega un ragazzo senza maglietta, senza nulla.

Al termine del giro, si raccolgono tutti i pensieri, le riflessioni, i desideri e le suppliche recitando il 'Padre nostro' e l'"Ave Maria" e finalmente colazione! In clima di entusiasmo – moderato su volti spauriti e oppressi – i ragazzi mangiano i panini e bevono il succo e poi via! I maschi a giocare a calcetto nel vicino campo e le ragazze a infilare perline per confezionare collanine e braccialetti, tra una parola  e una confidenza con le volontarie ed educatrici: "Per me la cosa più importante non è la colazione che mi danno, ma l'attenzione che ricevo" ha scritto Mazoniel, ragazzo di strada. Tra loro non si chiamano 'amici', ma 'compagni' o 'colleghi', perché sulla strada non ci sono amici, anzi c'è  perfino più d'uno che ha ucciso.

Tutti hanno paura di un nemico comune, che quando arriva fa mettere le ali ai piedi dei ragazzi per un trasloco rapido dei propri stracci: è la polizia con mitra in mano che vuole fare pulizia e rimuovere tale 'spazzatura umana' e i ragazzi raccontano che i poliziotti li cercano, li picchiano, avendo voglia di ammazzarli come cani. Un'altra volontaria, Martina, riflette: "Sono tornata a casa con un grande senso di impotenza verso tutto. Vivo ogni giorno con la speranza di rivedere di nuovo tutti i ragazzi il giorno seguente, sperando che nessuno venga ucciso, picchiato, bruciato durante la notte. La violenza è la vera regina, signora della strada.

La violenza subita in famiglia e che crea una voragine di sofferenza, ha scaraventato questi bambini sulla strada, dove non c'è pietà per nessuno, né diritti umani, né sistemi di difesa; non ci sono tutele, solo la legge del più cattivo".

Mauro, il volontario che ci fa da guida, ci dice che i prossimi mesi saranno molto difficili per i 'ragazzi di strada'; a maggio si svolgeranno i Giochi Olimpici Panamericani ed è già iniziata l'"Operazione Pulizia": i 'ragazzi di strada' verranno catturati a forza e portati lontano e saranno liberati dopo i Giochi; la città deve essere pulita per mostrare che tutto è bello!

Ma così, altra rabbia sarà accumulata e altre giustificazioni saranno addotte per generare ulteriore violenza.

Ultimo aggiornamento Sabato 07 Giugno 2008 19:31
 
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