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19 | 05 | 2012
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IL SALUTO DI MONS.LORIS CAPOVILLA ALLA PARROCCHIA S. MARIA DEL PORTO ALLA MARINA PDF Stampa E-mail
Da Marina S. Vito a Sotto il Monte per mons.Capovilla
Io sono iracheno!
Un pomeriggio luminoso e un cielo terso, dopo l'abbontante pioggia mattutina, hanno rallegrato, sabato 25 settembre scorso, la visita a mons. Capovilla della delegazione di fedeli, accompagnata dal parroco, di S. Maria del Porto in Marina S. Vito, recatasi in quel di Camaitino a Sotto il Monte (Bergamo).
Ad accogliere, con grande gioia, l'indimenticato pastore di Chieti, la "memoria vivente" del Beato Giovanni XXIII, con le brave suore "Poverelle" intente con devozione a guidare i pellegrini attraverso le stanze che custodiscono i "ricordi" del Pontefice. Vispo e lucido come sempre, a dispetto delle non poche primavere, "don" Loris mette subito a proprio agio i suoi figli spirituali.
E neppure pochi sono i ricordi di mons. Capovilla alla Marina di S. Vito: don Beppe Argentieri, "padre e apostolo, prete povero, obbediente, disponibile e generoso", la chiesetta della "Madonna delle Vigne" in onore del Concilio, le frequenti visite in parrocchia, in "un legame di amicizia, reciproca stima e comunione spirituale". 
Camaitino sembra un porto di mare a motivo del continuo via vai di gente e si avverte a pelle che il monsignore non si sente ancora un "ex": per il segretario di papa Giovanni davvero "tantum aurora est" ed ognuno che varca la soglia è un amico da abbracciare, un fratello da amare. Un padre premuroso e ancor più un buon "padrone di casa" che spalanca le porte, traendo dallo scrigno del proprio cuore "nova et vetera", gemme preziose di saggezza e spiritualità.
Un giro del mondo, virtuale s'intende, quello che si compie ascoltando le sue parole, sottolineate da esclamazioni e varie intonazioni di voce, quasi a voler rendere palpabile la testimonianza di "eventi formidabili che hanno segnato il secolo XX". Dalla storia alla geografia, dalla società alla teologia, dalla religione alla politica, attraverso personaggi e avvenimenti, tutto viene "snocciolato", raccontato, meditato e soprattutto contemplato: una memoria eccezionale che fa da felice sponda ad un'esperienza quasi centenaria, mons. Capovilla è sempre stupefacente!
Come quando racconta del vescovo di Tunisi, mons. Maroun Lahham, passato a trovarlo per raccontargli della piccola minoranza cattolica che vive rispettata e in pace con i fratelli musulmani. E al presule, che non riesce a capire come l'Italia - spirito mediterraneo aperto e cordiale - sia entrata nel tunnel dell'intolleranza, rivela: "Poca differenza tra me e lei che è arabo, io sono iracheno! A motivo di un antenato, ricco signore, un grande credente in Dio, che fu chiamato a lasciare il proprio paese...", ad esprimere in modo forte e chiaro la radice del vero ecumenismo, la comune origine di islamici e cristiani che stride, purtroppo, con un presente conflittuale, reso grigio da pregiudizi, diffidenze e avversione.
Un cuore aperto a tutti, quello di monsignore, quasi a voler imitare il "Papa della bontà" il quale confessava luogo suo più caro essere il mondo intero, un'anima che la sera si chiede: "Oggi sono stato cristiano?", un pastore che porta il giogo soave delle bellezze e inquietudini di coloro che la Provvidenza gli ha man mano affidati.
"Un nuovo linguaggio" - ne è ben consapevole e lo sottolinea - la nostra epoca reclama, i famosi "segni dei tempi" da saper leggere: la dignità umana, la donna, la voce dei piccoli che implorano pace... "e siamo ancora lontani!". E poi, dopo una completa Unione europea, una Unione mondiale, il rispetto per ogni uomo al di là delle etichette, la necessità di ascoltare più che di parlare,  l'importanza di servire e non comandare, l'urgenza di seminare e non di raccogliere, la povertà e la fame da debellare, il perdono e l'amore... sono tanti i sogni del pastore a cui il buon Dio concede ulteriore "permesso di soggiorno" su questa terra. Sogni che fanno rimanere bambini, con "sorriso e occhi puliti".
Continui ad essere, don Loris, fanciullo che rammenta a tutti che siamo appena all'inizio e che occorre che ciascuno "componga quel poema che si chiama la vera vita cristiana, la vera testimonianza che Gesù ha posato i piedi sulla terra e ci ha cambiati".
Grazie Eccellenza e, ne sia certo, il nostro orante affetto La accompagnerà.   
E, intanto, i più cari auguri per il Suo genetliaco del 14 ottobre prossimo!

Gennaro Orsatti

 

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Da Marina S. Vito a Sotto il Monte per mons.Capovilla

Io sono iracheno!

Un pomeriggio luminoso e un cielo terso, dopo l'abbontante pioggia mattutina, hanno rallegrato, sabato 25 settembre scorso, la visita a mons. Capovilla della delegazione di fedeli, accompagnata dal parroco, di S. Maria del Porto in Marina S. Vito, recatasi in quel di Camaitino a Sotto il Monte (Bergamo).

Ad accogliere, con grande gioia, l'indimenticato pastore di Chieti, la "memoria vivente" del Beato Giovanni XXIII, con le brave suore "Poverelle" intente con devozione a guidare i pellegrini attraverso le stanze che custodiscono i "ricordi" del Pontefice. Vispo e lucido come sempre, a dispetto delle non poche primavere, "don" Loris mette subito a proprio agio i suoi figli spirituali.

E neppure pochi sono i ricordi di mons. Capovilla alla Marina di S. Vito: don Beppe Argentieri, "padre e apostolo, prete povero, obbediente, disponibile e generoso", la chiesetta della "Madonna delle Vigne" in onore del Concilio, le frequenti visite in parrocchia, in "un legame di amicizia, reciproca stima e comunione spirituale".

Camaitino sembra un porto di mare a motivo del continuo via vai di gente e si avverte a pelle che il monsignore non si sente ancora un "ex": per il segretario di papa Giovanni davvero "tantum aurora est" ed ognuno che varca la soglia è un amico da abbracciare, un fratello da amare. Un padre premuroso e ancor più un buon "padrone di casa" che spalanca le porte, traendo dallo scrigno del proprio cuore "nova et vetera", gemme preziose di saggezza e spiritualità.

Un giro del mondo, virtuale s'intende, quello che si compie ascoltando le sue parole, sottolineate da esclamazioni e varie intonazioni di voce, quasi a voler rendere palpabile la testimonianza di "eventi formidabili che hanno segnato il secolo XX". Dalla storia alla geografia, dalla società alla teologia, dalla religione alla politica, attraverso personaggi e avvenimenti, tutto viene "snocciolato", raccontato, meditato e soprattutto contemplato: una memoria eccezionale che fa da felice sponda ad un'esperienza quasi centenaria, mons. Capovilla è sempre stupefacente!

Come quando racconta del vescovo di Tunisi, mons. Maroun Lahham, passato a trovarlo per raccontargli della piccola minoranza cattolica che vive rispettata e in pace con i fratelli musulmani. E al presule, che non riesce a capire come l'Italia - spirito mediterraneo aperto e cordiale - sia entrata nel tunnel dell'intolleranza, rivela: "Poca differenza tra me e lei che è arabo, io sono iracheno! A motivo di un antenato, ricco signore, un grande credente in Dio, che fu chiamato a lasciare il proprio paese...", ad esprimere in modo forte e chiaro la radice del vero ecumenismo, la comune origine di islamici e cristiani che stride, purtroppo, con un presente conflittuale, reso grigio da pregiudizi, diffidenze e avversione.

Un cuore aperto a tutti, quello di monsignore, quasi a voler imitare il "Papa della bontà" il quale confessava luogo suo più caro essere il mondo intero, un'anima che la sera si chiede: "Oggi sono stato cristiano?", un pastore che porta il giogo soave delle bellezze e inquietudini di coloro che la Provvidenza gli ha man mano affidati.

"Un nuovo linguaggio" - ne è ben consapevole e lo sottolinea - la nostra epoca reclama, i famosi "segni dei tempi" da saper leggere: la dignità umana, la donna, la voce dei piccoli che implorano pace... "e siamo ancora lontani!". E poi, dopo una completa Unione europea, una Unione mondiale, il rispetto per ogni uomo al di là delle etichette, la necessità di ascoltare più che di parlare, l'importanza di servire e non comandare, l'urgenza di seminare e non di raccogliere, la povertà e la fame da debellare, il perdono e l'amore... sono tanti i sogni del pastore a cui il buon Dio concede ulteriore "permesso di soggiorno" su questa terra. Sogni che fanno rimanere bambini, con "sorriso e occhi puliti".

Continui ad essere, don Loris, fanciullo che rammenta a tutti che siamo appena all'inizio e che occorre che ciascuno "componga quel poema che si chiama la vera vita cristiana, la vera testimonianza che Gesù ha posato i piedi sulla terra e ci ha cambiati".

Grazie Eccellenza e, ne sia certo, il nostro orante affetto La accompagnerà.

E, intanto, i più cari auguri per il Suo genetliaco del 14 ottobre prossimo!

Gennaro Orsatt

Ultimo aggiornamento Mercoledì 27 Ottobre 2010 00:26
 
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